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Stefano Albenga racconta: Cà du Ferrà, Vermentino, Etruschi e San Pietroburgo

Valorizzare un luogo a partire dal rispetto per la terra e per chi la abita, con uno sguardo al passato e uno al futuro. La teoria dell’azienda vinicola e agriturismo Cà du Ferrà sta tutta qui, nella volontà di preservare un paesaggio unico a cominciare dai terreni incolti, mantenendolo intatto per custodirne la bellezza. E facendo tesoro della cultura contadina, senza rinunciare agli strumenti moderni.

Due mondi che si incontrano, nord e sud, e un matrimonio d’amore che diventa anche amore per la terra. Antonio Zoppi, originario di Bonassola, e Aida Forgione, campana e viticoltrice da generazioni, si conoscono più di trent’anni fa. Decidono di lasciare le loro professioni, per dedicarsi a quel luogo che hanno scelto come casa, la Riviera Ligure di Levante, e precisamente il borgo di Bonassola. Antonio e Aida diventano viticoltori, mettendo a frutto saperi e passioni. Negli anni acquistano casolari e terreni nei dintorni, Cinque Terre comprese, e iniziano a vitare, sfidando quelle pendenze che rendono eroica la viticoltura ligure, e sistemando muretti a secco. E così nasce Cà du Ferrà, azienda vinicola e agriturismo, espressione dialettale di “casa del fabbro” perché in queste terre, oggi solcate dai filari di vite, un tempo si ferravano i cavalli.

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Ad oggi in azienda si sono aggiunti il figlio di Antonio, Davide, e Giuseppe. Lauree, attenzione al territorio, tutto fantastico, ma alla fine quello che traspare maggiormente dai vini sono… le emozioni! Buona parte delle vigne sono su uno “scivolo” di terra che appoggia direttamente su una frana antichissima e si getta verso il mare. Una distesa (quasi un’onda) che nemmeno se fosse disegnata da un architetto avrebbe questa sinuosità. Alla base di questa lingua vitata uno strapiombo sulle rocce, mentre a monte troviamo…una cava di origine romana! Infatti a Bonassola si estraeva il Marmo Rosso, e questo antichissimo dissesto geologico ha nel sottosuolo un quantità di minerali prodigiosa.

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Qui nasce “Luccicante”, un Vermentino dalla forte sapidità il cui nome crea già un’aspettativa piuttosto tesa. La lucentezza (!) del Vermentino crea un accattivante intreccio di richiami fruttati e di erbe spontanee, preludio di un sorso avvolgente, profondo e soddisfacente. Il sole, il vento, la pietra mai doma caratterizzano questo vino dagli accenti profondamente ligustici.

Ok, sul vino ci siamo intesi…Ma… questo minerale su cui poggiano le vigne era conosciuto già ai tempi degli Etruschi, (mica pizza e fichi! A proposito, dei fichi, quelli di Framura, ne parleremo un’altra volta…) poi dai Romani con cui ci rivestivano palazzi e chiese, successivamente dai Genovesi quando erano una grande potenza navale. Pensate che le colonne interne della Cattedrale di San Lorenzo provengono da questa cava…ma non solo! Costruite in marmo rosso sono anche: l’altare dell’arco di Piazza della Vittoria a Genova, il pavimento della Palazzina Reale di Santa Maria Novella a Firenze, il rivestimento della chiesa sul Sangue Versato a San Pietroburgo, ecc ecc…


Concentriamoci ancora un attimo e sentite questa descrizione ottocentesca dello scultore Alberto Issel: “L’elemento serpentino assume parzialmente una tinta rosso vino, dovuta a speciale mutamento. Nell’officalce la serpentina conserva invece il color cupo normale”. Sembra che descriva un vino, con quei termini solenni tipici dei sommelier anni ottanta, ed invece parla di marmi, proprio del materiale franato su cui il Vermentino di Cà du Ferrà sta…… luccicando! Insomma un posto che affascina e ammalia, un pezzo di paradiso a picco sul mare!

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