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Birre in volo: l’equilibrio in mongolfiera della Birra Carrù

“Avevo sette o otto anni. Mio papà gestiva un negozio di alimentari nel Cuneese e dietro le bottiglie della birra Peroni che aveva a scaffale c’era riportato che la produzione era a Savigliano. Il mio sogno era visitare quello stabilimento”. Se Obelix cadde da piccolissimo nel paiolo del druido, per Lelio Bottero si può dire che il legame con la birra è altrettanto radicato. Cosa aspettarsi da un bambino alle prime classi delle elementari che custodiva il sogno di visitare un grande birrificio? La sua storia successiva è tutta pregna di malti e luppoli. Come dimostrano anche i libri scritti sull’argomento. “Probabilmente sono stato il primo a scrivere in Italia un libro dedicato ai microbirrifici artigianali. Era il 2005. Poi ne sono venuti molti altri, tra cui il Manuale della Birra, del 2009, scritto con Lorenzo “Kuaska” Dabove e Matteo “Billy” Billia”.

Per anni socio di uno dei birrifici artigianali che ha fatto la storia del movimento in Italia, nel 2011 con la famiglia apre un pub in provincia di Cuneo. “Nel 2016 decidiamo di cederlo, facciamo un crowdfunding rivolto soprattutto ai lettori dei miei libri e grazie al loro aiuto, nel 2017, nasce Birra Carrù.
In questi sette anni, il birrificio è cresciuto, posizionandosi in un mercato non solo locale, arrivando a produrre circa 1300 ettolitri annui. Una crescita costante, ma ragionata, portata avanti senza cavalcare mode e tendenze, in una terra ai confini delle Langhe, votata ai grandi vini ma che alla birra ha saputo dare tanto. “Non credo nella crescita infinita. Siamo un’azienda famigliare e rimarremo tali. E nemmeno nelle mode del momento. Per questo, le mie birre spesso vanno in controtendenza, così come le scelte di marketing”.
Un esempio? Le lattine. Sperimentate per un breve periodo qualche anno fa, e poi dismesse. La novità recente, invece, è la linea in bottiglie da 50 cl. “A mio modo di vedere, il formato ideale per proporre la birra, anche durante i pasti e nei luoghi della ristorazione”.
Se dobbiamo raccontare Birra Carrù con qualche referenza, impossibile non citare due cavalli di battaglia come la Battagliera (nomen omen) e la Via Ripa. “La prima è stata la prima cotta prodotta, il 4 luglio del 2017. Una American Pale Ale agguerrita e di carattere, che dà grandissime soddisfazioni soprattutto alla spina. Mentre la seconda è una IPA fuori dagli schemi, fin dal colore ambrato, e per le note caramellate che portano dolcezza e colore, che si integrano alla perfezione con lo slancio resinoso e agrumato dei luppoli”.

Tra le birre da assaggiare, c’è anche la Nimbus. Una Italian Grape Ale (IGA) arricchita con il 20% di mosto d’uva (moscato), conturbante nelle sue note di pesca bianca (qui il moscato si sente tutto) che si aggrappano alle sensazioni erbacee dei luppoli. E la Bianca Filanda, una Blanche dissetante e beverina, prodotta, come vuole lo stile, con l’aggiunta di frumento non maltato e aromatizzata con scorza d’arancia e coriandolo. “La” birra estiva per eccellenza. Infine, la 41 Dì, una birra che valorizza l’unicità della castagna con la sua tipica affumicatura, intensa ma equilibrata.

Equilibrio. È questa la parola magica ricercata da Bottero. “Al di là di due o tre birre un po’ più particolari, tutte le altre se non escono dal magazzino nel giro di 90 giorni smetto di farle. Perché le birre vanno bevute, con leggerezza”. Magari anche con la testa tra le nuvole, come quella mongolfiera che è il logo del birrificio. L’ultima domanda, allora, poteva essere la prima. Perché questo logo? “Perché a Carrù ci sono due campi volo, ed è frequentissimo incrociare nel cielo sopra il birrificio una mongolfiera in volo. Diciamo che fa parte del nostro skyline, come il Monviso o le colline”. Il sogno di un bambino, che voleva vedere come si produceva la birra, ha preso il volo in mongolfiera, ed è diventato realtà.

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