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L’anno del rosato

Non solo questione di Barbie: oggi il rosa è più che mai di moda, anche in ambito vino. Vi spieghiamo il perché con i nostri migliori assaggi.

Questione di colore certo, ma anche di stile e di significato. Il 2023 è l’anno del rosa, non più solo icona di femminilità, ma anche segno di anticonformismo e di ribellione. Un colore antico – i primi pigmenti rosa si trovano in natura da oltre un miliardo di anni – che è stato premiato anche da Pantone, che ne ha scelto una versione (il Viva Magenta) particolarmente accesa. Poi è arrivato il successo mondiale di Barbie ad accendere ancora di più i riflettori su questo colore che nel mondo del vino, versione rosé, è oggetto di una riscoperta che dura da circa un decennio, cancellando un semi oblio molto più lungo. 

In Italia soprattutto, il rosé è stato spesso relegato a vino ancillare, offerto più per ragioni commerciali (completare la gamma) che non per motivi enoici. Fatta eccezione, però, per qualche zona produttiva storicamente vocata: il lago di Garda con il Chiaretto, la Calabria del Cirò, il Salento, Vittoria nel Ragusano patria del Cerasuolo. Nicchie produttive che hanno saputo cogliere l’avanzata del Rosé, trainata dalla Francia degli ex coniugi Pitt – Jolie, ma anche Stati Uniti e Germania. I numeri lo dimostrano: nell’ultimo decennio il consumo mondiale dei rosé è cresciuto del 25% circa e a giugno 2021 la percentuale totale del valore dei vini rosati sul totale di vino venduto nel mondo è arrivata al 4,4%.

Puntare sui rosati, quindi, potrebbe diventare una carta vincente soprattutto per quei ristoranti che hanno una clientela internazionale, da tempo avvezza a questo vino fresco, profumato che, inoltre, si adatta molto bene alle spaziature della cucina internazionale. Scopriamo la nostra selezione che ha nella Liguria il suo focus, anche per una antica confidenza con questa tipologia di vino. Merito della vicinanza con la Provenza francese, terra d’elezione dei rosati, da un lato e, dall’altro, della condivisione con la Toscana di alcuni vitigni che ben si adattano a queste vinificazioni.

 

Rosato “299” – Forti del Vento 

Rosato 299 Forti del Vento

Siamo a Castelletto d’Orba, tra la Liguria e il Piemonte, per scoprire una rosato “eretico”. Vinificazione in bianco da uve a bacca rossa di vecchie viti, fermentazione e affinamento in anfora. Un pugno e una carezza, profumi floreale con accenni evoluti, tannini e morbidezza della terracotta. 

Perché lo devi avere? Un rosato che gioca una partita a sé stante e può incontrare il favore dei palati più esigenti che cercano emozioni forti nei vini naturali e in anfora.

 

Colline Savonesi Granaccia “In Rosa” – Innocenzo Turco

Colline Savonesi Granaccia in Rosa Innocenzo Turco

Siamo a Quiliano sulle alture vicino a Savona. Lui è uno dei padri nobili della Granaccia, il più mediterraneo dei vitigni, che si trova dalla Spagna alla Liguria in maniera quasi ininterrotta anche se con nomi diversi. Un vino che resta sulle bucce appena il tempo di estrarre un pallidissimo rosa che evoca la buccia di cipolla. Poi via con i profumi vivi, fragranti.

Perché lo devi avere? Un rosato che può vivere in molti modi, dall’aperitivo al pesce. Anche con una bella frittura, perché l’acidità qui c’è, si sente, è viva, vibrante. 

 

Toscana Rosato – Fattoria Rignana

Toscana Rosato - Fattoria Rignana

Greve in Chianti, zona che da sola evoca il Sangiovese, il vitigno che in questo areale è pressoché monocoltura. La vinificazione in bianco di questo vitigno è in realtà pratica antica tra le colline della zona. Il vino in famiglia, il Sangiovese da pasto – prima di diventare Chianti – era così: profumato, di grande acidità e rosso chiaro. Qui il rosso diventa ancor più chiaro, l’acidità del vitigno diventa un fendente e la frutta del sangiovese si fa sentire.

Perché lo devi avere? Per scoprire l’altra faccia di un vitigno mitico, il bicchiere da proporre a chi è convinto che qui possano nascere solo vini da invecchiamento. Per i curiosi che lo potranno abbinare magnificamente al pesce.

 

A.A. Lagrein Rosé – H. Lun

A.A. Lagrein Rosé - H. Lun

Cornaiano, comune di Appiano, direttiva per eccellenza del Lagrein. La cantina H.Lun ha la sua sede qui da quasi due secoli e il Lagrein è un fattore culturale non solo enologico. Parliamo di un vino di grande finezza, profumi intensi, acidità elevate. Se i rossi mantengono sempre questa nota di freschezza e mineralità, i rosati la esaltano. Così è per questo rosé dal colore che vira alla ciliegia che crea quasi un piacevole contrasto con il naso più finemente floreale.

Perché lo devi avere? Spesso del rosé si ha un’idea ben precisa: un vino dal colore brillante, un profumo franco e una bella acidità. Ecco questo vino risponde perfettamente al rosé ideale che in molti hanno in mente. E allora perché non accontentarli?

 

Ormeasco Sciac-Trà – Cantina Deperi

Ormeasco Sciac-Trà - Cantina Deperi

Sui sentieri tra i boschi di Rezzo (Im) transitavano i carichi di sale diretti dalla Provenza alla Pianura Padana. Qui in certi giorni si respira ancora l’atmosfera romantica degli esuli di Biamonti. Il vino allo stesso modo travalica il confine e le sue radici sono proprio nei rosé provenzali. Cambia però il nome sciac-trà, termine dialettale che significa “schiaccia e tira”, perfetto per illustrare il tipo di vinificazione tradizionale: pigiare e svinare immediatamente prima che le bucce rilascino il colore. Il vitigno di provenienza è l’Ormeasco, clone di Dolcetto con una marcia in più per quanto riguarda il corpo e la complessità al naso, che unisce ai piccoli frutti le erbe aromatiche, conservate perfettamente anche in questo rosato.

Perché lo devi avere? Il luogo di produzione, la sua storia, il vitigno d’origine. Tutto in questo vino diventa racconto, permette di giocare sulle suggestioni a partire dal nome, così intrinsecamente ligure.

 

Liguria di Levante Rosato Athis – Tenuta La Ghiaia

Liguria di Levante Rosato Athis - Tenuta La Ghiaia

Vigne vecchie allevate sull’antico letto di un fiume, un vigneto misto, contadino, dove convivevano viti diverse: ciliegiolo, merlot, probabilmente canaiolo. Dopo un recupero quasi archeologico, la scelta di puntare su una vinificazione in bianco con pochissimo contatto sulle bucce. Così nasce un rosato in stile provenzale, di buona acidità e sapidità, con un naso che oscilla tra ribes e pompelmo rosa ma sempre in tinte pastello come ci si aspetta da un rosato soprattutto ligure.

Perché lo devi avere? Stefano Albenga lo definisce “mistico”. Perché? Un vigneto antico, dove c’è ancora molto da scoprire, per un vino dalla concezione estremamente moderna e internazionale, fresco, sapido, estivo. Un gioco di contrasti che permette di conquistare tutti i palati. 

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